Ho conosciuto Alberto Chezzi in arte Ciaccaezetazetai nel suo studio, a San Marino; lo studio di un pittore, innanzitutto, in quanto egli stesso ama dire: “Faccio l’artista di professione e il commercialista per hobby!”. Ma, subito dopo, aggiunge: “Anche se non è proprio così, mi piace crederlo”.

Appena entrati, si viene accolti da un dipinto collocato su una parete e con davanti un sopralzo su cui salire. E’ l’Angelo Custode, 2016, olio su gabardina, 250×160 cm. Un’opera che oscilla tra installazione, live-art e fotografia. Così si entra nell’universo di Ciaccaezetazetai, che ci  vuole comunicare che non solo gli angeli custodi esistono, ma che ognuno di noi è angelo custode di qualcun’altro. Con gentilezza e simpatia, tipiche di Chezzi, l’artista invita i suoi ospiti a salire e posizionarsi davanti alle ali per scattare una foto. Ciascuno si mette in posa e si atteggia come meglio crede, divertito, serio o anche intimorito, ma conscio di fare parte di una grande opera d’arte collettiva. Ormai sono circa cento i Nuovi Angeli Special, che Chezzi colleziona con entusiasmo e sentimento.

Dopo l’esperienza celestiale, si arriva in un corridoio degno di una pinacoteca: i dipinti si susseguono e si accavallano, si mostrano e si nascondono, aspettando l’occhio curioso e interessato delle persone.

Ma quali sono le caratteristiche della pittura di Ciaccaezetazetai?

Scrive di lui Maurizio Riommi: “Il tono fantasioso della espressione pittorica dell’artista richiama classicamente forme e narrazioni che hanno contraddistinto la fine del secolo scorso e l’inizio del nostro secolo, nel quale alle calde atmosfere klimtiane si è sostituita la violenza espressiva dei Fauve i quali per mezzo della potenza del colore hanno anticipato tutte le grandezze e le contraddizioni del XX° secolo. Questa volta però il tono è mediato, non atmosfere da sogni irrealizzabili, né tantomeno la cruda realtà sbattuta con violenza sulla tela, ma l’esaltazione di una moderazione che deve guidare al raggiungimento di certezze, di sicurezze dalle quali la nuova generazione non può prescindere. E allora da qui i colori pacati ma non troppo, le forme definite ma non troppo, un’iconografia riconoscibile da tutti, chiara ma che allo stesso tempo può lasciare lo spazio alle più ampie interpretazioni della fantasia. Siamo dinanzi ad una nuova poetica, dove non c’è più spazio né per l’eccesso né per i toni nostalgici, dove la certezza delle proprie possibilità passa per la mediazione del tutto, e dove il tutto viene mediato per la certezza delle proprie possibilità. Il sogno è nella realtà, la realtà nel sogno, in una osmosi di leggibilità e fantasia che anticipa il III° millennio”.

E come dice Matteo Rossi: “Protagonista della pittura contemporanea del suo paese, il colore è stato e continua ad essere al centro del percorso creativo di Alberto Rino Chezzi. Ha trovato nel colore, il mezzo espressivo adatto a dare un’anima artistica alle forme ed ai contenuti che imprime sulla tela. Per ogni quadro vi è una storia, un modo di vedere la realtà da nuovi punti di vista. Creatività e sensibilità per il segno, le forme, i colori e l’anima messa a nudo sono le caratteristiche dei suoi quadri. Trasporta sulla tela le visioni oniriche dell’inconscio. La profonda passione per la pittura, anche come mezzo per affermare nuove sensibilità, hanno permesso ad Alberto Rino Chezzi di sviluppare la sua poetica improntata sull’esplorazione della forma-simbolo-colore, nel tentativo di liberare l’arte dalle convenzioni accademiche. Ha sviluppato un proprio universo e linguaggio dei segni per raccontare in chiave moderna la storia dell’animo umano”.

Attraverso le pareti dello studio, sfilano le varie opere di Chezzi:

Il Labirinto del Cuore (The Heart’s Labyrinth), 2000, olio su juta, 150×100 cm: “Eppure sarebbe così semplice amare ed essere amati. Spesso per arrivare al cuore delle persone facciamo mille giri perdendoci per strada. Pensare che non sarebbe così difficile: si entra a sinistra e i prosegue diritto”. Semplicità, franchezza e spontaneità, sono queste le parole chiave.

RSM (Republic of San Marino) 2003, olio su demin e tela, 100×100 cm: “Rivisitazione della nostra bandiera in bi-colour naturale con denim e canvas. Campeggia al centro il segno distintivo dal punto di vista automobilistico a livello internazionale: l’RSM in rosso”.

Monte Titano 96 (Mount Titano 96) 1996, litografia su carta, 32×47 cm: “E’ immaginarsi il Monte Titano, quando si rientra da un viaggio. Quello che si riesce a intravedere è solo il Monte che talvolta, continuando simbolicamente il viaggio intrapreso, assomiglia di una nave, con i pennacchi al vento, che sta per approdare al porto”. Grazie anche al prezioso aiuto del Maestro Litografo Walter Raffaelli di Rimini, questa litografia è stata prodotta in cento esemplari colorati, uno diverso dall’altro. Realizzata in occasione del Servizio della Tavola Rotonda di San Marino nel 1996, a favore dell’UNICEF San Marino è una personale visione del Monte della Repubblica. E’ da quest’opera in poi che Chezzi scriverà il titolo in stampatello maiuscolo. Probabilmente l’impegno in questo particolare ambito ha segnato in maniera profonda la poetica dell’artista, prediligendo d’ora in avanti tale linguaggio.

Notredame (Notredame) 2000, olio su tela, 150×100 cm: la figura della Madonna è un chiaro riferimento alla celebre di Loreto, lo sfondo richiama gli affascinanti cieli stellati tipici delle volte gotiche francesi. L’immagine divina è racchiusa in una mandorla, sintomo di una conoscenza profonda della materia, tanto che l’artista accompagna l’opera con un passo dell’Apocalisse di Giovanni (Ap 12:1-1:2) “La donna e il Dragone” .

Dragonfly (Dragonfly) 2009 olio su demin, 100x1oo cm: “È mia figlia contornata, animizzata, alla quale ho messo le ali per volare”.

Ma quello che più entusiasma Chezzi, è la serie dei Tarocchi, che mi illustra uno ad uno. Tarot è il nome del progetto “Le chemin de la folie”, La via del matto, ed è contemporaneamente sia performance che opera. L’artista, che conosce la simbologia dei Tarocchi di Marsiglia, individua una persona del suo mondo che a suo giudizio rappresenta la carta, stende la tela, la persona, la mette in posizione e la contorna. Poi colora e animizza il quadro.

Tarot  prende spunto dai Tarocchi di Marsiglia le cui Leggi e Codici segreti furono  svelati da Philippe Camoin nel 1999. Questi formano una struttura di migliaia di codici collegati fra loro, che veicolano un insegnamento esoterico sconosciuto fino ad allora. Sino all’inizio del XX secolo i Tarocchi di Marsiglia erano i Tarocchi esoterici di riferimento, e numerosi esperti anglosassoni e francesi affermavano che non esistessero codici segreti dei Tarocchi e che non esistessero nemmeno leggi dei Tarocchi, in ogni caso certamente non nei Tarocchi di Marsiglia. Questa è una delle ragioni per cui molti autori hanno ridisegnato mazzi di tarocchi con la pretesa di contenere un sistema simbolico ed esoterico che mancava nei Tarocchi di Marsiglia. Philippe Camoin svelò che nei Tarocchi di Marsiglia c’era, invece, una struttura segreta che è divenuta il codice Camoin. La struttura compariva solo se si cominciava col porre le carte secondo una struttura detta del triplo settenario, essendo il Matto posto a parte rispetto agli altri 21 arcani maggiori. Per questo l’ultima carta che sarà disegnata da Chezzi sarà quella del matto, interpretato dall’artista stesso, così trasformato in questo viaggio interiore sulla via del Matto. La produzione è iniziata nel 2010 e ancora in itinere conta, ad oggi, 12 esemplari.

Ringrazio Chezzi per l’opportunità che mi ha dato di conoscere le sue opere e di capirne l’intimo ma universale valore.