Al Vitra Design Museum, la mostra Objects of Desire. Surrealism and Design 1924 – Today esamina l’impatto sugli oggetti di design da parte del Surrealismo, uno dei movimenti artistici più significativi e influenti del XX secolo.

a cura di Monika Kollarova

Nasce così una grande esposizione curata da Mateo Kries Objects of Desire. Surrealism and Design 1924 – Today, appena inaugurata, focalizzata sul rapporto e il dialogo che le opere surrealiste hanno avuto negli ultimi cento anni con i protagonisti del mondo del design nell’arredamento, nella grafica, nella moda, nel cinema e nella fotografia.

Il surrealismo, fondato nel 1924 dal poeta, saggista e critico d’arte francese André Breton, è riuscito presto ad attirare l’attenzione anche dei designer, che sentivano l’esigenza di staccarsi dai rigidi vincoli del funzionalismo e della tecnologia e di lasciarsi trascinare nel mondo della fantasia, del sogno e oltre i margini della realtà visibile. Dagli anni Quaranta il surrealismo divenne un vero e proprio movimento di tendenza fino ad arrivare sulle copertine di riviste famose come “Harper’s Bazaar” e “Vogue”.

Il tema della mostra – che fra 450 oggetti comprende varie opere note, ma anche diverse provenienti da collezioni private ed esposte per la prima volta – viene introdotto con una rassegna sul surrealismo dagli anni Venti agli anni Cinquanta del secolo scorso. Artisti come René Magritte e Salvador Dalí cercarono di cogliere l’aura e il mistero degli oggetti di uso quotidiano ispirandosi alla “pittura metafisica” di Giorgio de Chirico. “Ruota di bicicletta” di Marcel Duchamp 1913 (1951) o “Ferro da stiro” 1921 (1974) di Man Ray esprimono nuove forme scultoree, utilizzando materiali e oggetti trovati in casa.

Uno dei primi mediatori tra il design e il surrealismo è stato l’architetto Le Corbusier. Nella sua progettazione dell’appartamento parigino di un rinomato collezionista di arte surrealista Carlos de Beistegui (1929 – 1931), esposto tramite una serie di immagini, risaltano gli interni con i mobili opulenti e colorati e la terrazza sul tetto con i suoi alberi pittoreschi. Non meno significativo risulta la diffusione del surrealismo dall’altra parte dell’Atlantico, nel periodo del nazionalsocialismo e l’occupazione della Francia che costringe diversi esponenti del movimento a emigrare negli Stati Uniti. Nel 1942 Friedrich Kiesler realizza mobili con forme biomorfe per gli interni della Galleria di Peggy Guggenheim “The Art of This Century” a Manhattan: ciò influisce in modo significativo sul linguaggio organico del design americano del Dopoguerra.

 

Il modo in cui i surrealisti analizzarono gli archetipi degli oggetti quotidiani e minarono i codici di significato alla base del nostro mondo vengono esaminati nella seconda parte della mostra. Tra gli esempi spunta l’opera di Achille Castiglioni, i cui progetti spesso si basano sull’idea del ready-made. Il Radical Design italiano, come “Sassi” (1967/68) di Piero Gilardi o la poltrona “Capitello” (1971) dello Studio65, ricordano i frammenti di oggetti decontestualizzati di Salvador Dalí o Giorgio de Chirico. Negli anni Sessanta e Settanta artisti surrealisti come Man Ray o Roberto Matta sfruttarono la possibilità di utilizzare nuovi materiali plastici per trasformare le idee surrealiste in sedie, poltrone e simili. Anche i progetti più recenti, come “Coathangerbrush” (1992) di Konstantin Grcic, ispiratosi a Marcel Duchamp, o “Horse Lamp” (2006) della coppia di designer al femminile Front, si basano sullo sconvolgimento di ciò che è apparentemente noto.

I temi centrali per il surrealismo come amore, erotismo e sessualità dominano nel percorso successivo della mostra. La loro presenza nell’architettura di interni viene evidenziata attraverso le creazioni di Carlo Mollino o l’opera “Mae West Lips Sofa” (1938) di Salvator Dalì, trasformata in un famoso divano a forma di labbra “Bocca” nel 1970 a firma dello Studio65. Un particolare legame si crea tra il surrealismo e il mondo della moda e fu proprio Salvador Dalí negli anni Trenta a darne una svolta pionieristica, collaborando con la leggenda della moda Elsa Schiaparelli e creando copertine per riviste di moda, pubblicità di moda e motivi di tessuti per aziende tessili.

A concludere la mostra si offre ampio spazio dedicato al “pensiero selvaggio” ideato dall’etnologo francese Claude Lévi-Strauss, espresso attraverso tutto ciò che è casuale e irrazionale. Qui si intreccia l’entusiasmo per “l’arte primitiva” con la sperimentazione di materiali e tecniche, come la “pittura automatica”. Nell’arte si manifesta coi dipinti di Max Ernst o Yves Tanguy. Nel design sono gli anni Ottanta che introducono gli esperimenti con cui i designer decostruiscono sia le forme che le tipologie degli oggetti. Un esempio paradigmatico è rappresentato dal divano “Pools&Pouf” (2004) di Robert Stadler: un classico divano Chesterfield sembra sciogliersi come fanno gli oggetti nei dipinti di Salvador Dalí. Approcci simili sono riconoscibili nel lampadario che sembra esplodere, «Porca Miseria!» (1994) di Ingo Mauer, o in «Cocoon 8» (2015) di Nacho Carbonell, un ibrido fra tavolo e lampadario.

Nonostante il tempo trascorso e una continua evoluzione nelle esigenze e nello stile, ancora oggi il surrealismo riesce ad essere un’importante fonte di ispirazione per il mondo del design, sia grazie ai motivi immaginativi, sia per il suo approccio sovversivo e all’interesse per la psiche umana.

Objects of Desire: Surrealism and Design 1924 – Today

28 settembre 2019 – 19 gennaio 2020

Vitra Design Museum

Charles-Eames-Straße 2, Weil am Rhein – Germania

www.design-museum.de