L’Alto Adige è un territorio ricco di apparenti contrasti in cui invece convivono in armonia impianti vitati con caratteristiche alpine influenzati dai venti mediterranei, montagne dai vigneti scoscesi ad altri collinari come quelli della Bassa Atesina, terreni porfirici di alcune zone rispetto a quelli su rocce calcaree e dolomitiche.

di Giovanna Moldenhauer

Pierluigi Gorgoni, enologo e docente presso la scuola Alma di Colorno, stimato giornalista di riviste di settore, ha voluto approfondire, mettendo a confronto quattro varietà, come lo stesso vitigno, in due zone diverse, possa dare origine a due espressioni molto diverse tra loro.

Nel nord-ovest della regione si trova la Val Venosta caratterizzata da pendenze importanti e clima fresco, da cui traggono origine vini di montagna. Nel centro della regione si trova la Valle dell’Adige con la sua arenaria porfirica rossa che conferisce ai vini una nota minerale caratteristica. Poi la conca di terre rosse di Bolzano con quella che è considerata la roccaforte del Lagrein che sulla collina di Santa Maddalena da maggiore tannicità alla Schiava e quella di Merano in cui il clima temperato e i terreni sabbiosi creano condizioni ideali per la viticoltura. A nord nella Valle Isarco sormontata da vette innevate dominano i terreni sedimentari ricchi di quarzo, mica e scisti, perfetti per vini bianchi dal carattere alpino con poi a sud-est la Bassa Atesina, zona più estesa e calda, in cui i vini hanno un carattere mediterraneo, mentre a sud-ovest troviamo l’Oltradige con i suoi dolci declivi ricoperti di vigne e punteggiati da manieri. Quest’ultima è suddivisa tra Appiano e Appiano Monte, in cui le escursioni termiche, i suoli argillosi e calcarei, i terreni molto profondi, con un costante approvvigionamento d’acqua, consentono di creare vini ampi. L’altra parte della zona è quella di Caldaro, dai territori morenici in cui i vini da sole uve Schiava danno vita a vini di grande bevibilità.

Grazie a territori così eterogenei in Alto Adige nascono bianchi vigorosi e rossi seducenti, dal carattere inconfondibile e peculiare. Il primo confronto è tra il Sauvignon di Josef Brigl Vigna Rielerhof 2018, dal Renon,con profumi floreali di sambuco e passiflora, poi lime, frutti tropicali e pesca bianca. La bocca fresca, appena sapida, si rivela ampia, con un ritorno agrumato nel lungo finale. A contrasto il Sauvignon Blanc Mervin 2017 di Cantina Merano, è proveniente dalla zona di Cermes, presso Merano. Esordisce con la delicatezza della pesca sciroppata, del melone giallo, dell’ananas, dell’uva spina che si fonde con i sentori balsamici, di violetta e cumino, un lieve tocco mentolato. In bocca è immediato, accattivante e avvolgente. Entrambi hanno una parte di vinificazione in legno, ma preferiamo il primo per la sua sfaccettatura di profumi più caratteristici di un Sauvignon, per l’assaggio leggermente meno alcolico, più armonico a nostro avviso.

La seconda sfida è tra il Valle Isarco Gewürztraminer 2018 di Taschlerhof da vigne a sud di Bressanone, a 600 metri di altitudine. In genere questa varietà si esprime nella Valle in modo diverso, più minerale, rispetto alla zona classica della Bassa Atesina. I profumi spaziano da frutti polposi seguiti da rosa bianca e peonia rosa, poi un’elegante nota piccante di zenzero a chiudere. Il sapore è ricco, più sapido che fresco, con una piacevole nota amara nel finale. E’ elegante ed equilibrato. A confronto il Gewürztraminer Lyra 2018 di Nals Margreid, da vigneti a Sella, frazione di Termeno, a 300 metri circa, esprime nella degustazione le tipiche note della zona di provenienza. Dopo caratteristiche note floreali di petali di rosa, di frutta tropicale con agrumi in gelatina, spezie dolci a chiudere, ha un sorso caldo, potente, morbido, rotondo e minerale, dalla lunga persistenza fruttata. A nostro avviso il primo dei due è meno impegnativo e più facile negli abbinamenti.

A proposito di uve rosse il primo confronto è con due vini da uve Schiava, vitigno autoctono di riferimento nella viticoltura della regione, che produce vini leggeri, poco tannici, di contenuta alcolicità, ma allo stesso tempo pieni, morbidi e speziati. Esordisce la Schiava Freisinger 2018 di Cantina Tramin, una selezione di grande territorialità ottenuta da terreni a 300-400 metri di altitudine, con ghiaia calcarea e sabbie moreniche. Vincitore della Vernatsch Cup 2019 ha un colore rosso rubino chiaro, profumo tipicamente fruttato e floreale, si passa dai frutti di bosco alla rosa rossa, con un sorso leggero, delicato, setoso che avvolge il palato, un ritorno di freschi aromi fruttati. A confronto il Santa Maddalena Vigna Premstallerhof 2018 realizzato da Hans Rottensteiner con uve biodinamiche di una conferitrice. Nel Santa Maddalena tradizionalmente le due varietà Schiava e Lagrein, solitamente presente tra il 10 e il 15%, cresciute insieme nel vigneto. Dopo la fermentazione in acciaio e la maturazione in rovere, ha un intenso rosso rubino per la presenza della percentuale dell’altra varietà. I sentori dopo la viola e ciliegia sfumano prima su una nota fumosa caratteristica del porfido vulcanico e una sensazione tra il ferro e l’ematico che non disturba affatto. L’assaggio è equilibrato tra la morbidezza dei tannini e la freschezza, per una beva territoriale e decisamente piacevole. Diversi per concezione sono entrambi molto piacevoli all’assaggio rendendo il confronto alla pari.

Ha concluso la degustazione il Lagrein, varietà per lo più dell’Alto Adige, condiviso con il vicino Trentino e dalla parentela con il trentino Teroldego, che avvolge morbidamente il palato con la sua pienezza rotonda e i suoi di piccoli frutti di bosco e ciliegie fresche. Dapprima il Lagrein Riserva Conus 2016 di Alois Lageder ottenuto dal conoide detritico di Magrè su cui è coltivato, a un’altitudine tra i 230-320 metri. Biodinamico sia in vigna che in cantina, esordisce di una tonalità rosso rubino, poi ha sentori di susine, liquirizia e cacao, poi una nota floreale in sottofondo. In bocca è giovanissimo, ma già avvolgente nei suoi tannini, con una buona freschezza, per un sorso di buona armonia. Si confronta con il Lagrein Riserva Vigna Castel Ringberg 2015 di Elena Walch dallintenso e profondo colore rosso granato, poi i profumi di mirtilli, ribes, ciliegie, segue il ginepro e delicate note di liquirizia gommosa, tabacco, cioccolato. A un naso così complesso ha una beva dai tannini morbidi e vellutati, mentre il finale è persistente. Degli otto vini assaggiati vince sul precedente per equilibrio, piacevolezza.

Potremmo concludere che è stata una sfida stimolante e di grande interesse dove le varietà hanno rivelato le loro peculiarità ed espressività, dove la regione ha espresso l’alta qualità dei suoi vini. Pierluigi Gorgoni ha citato a chiudere l’autore tedesco Theodor W. Adorno che in “Minima Moralia” scriveva “L’amore è trovare il simile nel dissimile”. Confermiamo concordi!